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COPPA AMERICA: GLI STATI UNITI ALLA RISCOSSA
05.01.09

Scendono in campo il New York Yacht Club, il San Diego Yacht Club e Bill Koch: memorie legali in favore di BMW Oracle (Golden Gate Yacht Club, San Francisco)

Sono i giorni della riscossa americana nel mondo dell’America’s Cup. Scendono in campo le voci dalle entità più autorevoli che hanno fatto la storia stessa del trofeo sportivo e velico più antico del mondo, che presentano alla Corte dello Stato di New York, in procinto di svolgere l’ultima udienza e di decidere definitivamente sulla diatriba tra Alinghi (Ernesto Bertarelli) e Oracle (Larry Ellison), le memorie (o “amicus curiae”) ai Giudici. Tutte in favore di San Francisco e contro il Club Nautico Espanol de Vela, e quindi Alinghi che l’ha indicato quale Challenger of Record.

Il 31 dicembre è intervenuto il San Diego Yacht Club (che ha ospitato la Coppa dal 1992 al 1995). Il direttivo del club insieme alla San Diego Yacht Club Sailing Foundation, hanno presentato l’amicus curiae che in breve disconosce la definizione di “Organized yacht Club” per il Club Nautic Espanol de Vela, primo sfidante e Challenger of Record indicato da Alinghi alla conclusione della 32 America’s Cup.

Il 2 gennaio è stata la volta del New York Yacht Club, il circolo che ha avuto il ruolo principale nella storia dell’America’s Cup, e che oggi – anche se fuori dalla regata e dalla disputa giuridica – da vita a un America’s Cup Committee con i maggiori esperti e storici del trofeo, presieduto da George Carmany. L’amicus curiae del NYYC è opera di Vincent Monte-Sano, segretario generale del NYYC e membro dell’America’s Cup Committee. “Il solo interesse del New York YC – si legge i una nota – è il desiderio che la competizione rimanga fedele allo spirito originale del Deed of Gift, così come scritto da Gorge Schulyer, membro del NYYC, e che il “Cup Match” e le selezioni tra gli sfidanti siano leali e implichino una competizione ad armi pari.”

La nota legale presentata da New York ritiene che il Club Nautico Espanol de Vela (CNEV) indicato da Alinghi quale Challenger of Record, non soddisfi nessuno dei criteri fissati dal Deed of Gift per definirsi yacht club sfidante per la coppa America, non essendo uno “Yacht Club organizzato”; inoltre quale rappresentante di tutti gli sfidanti il Challenger of Record dovrebbe avere una indipendenza totale, proprio per poter negoziare con gli organizzatori il Protocollo della manifestazione, e il CNEV non garantisce questa condizione.

Terzo a scendere in campo, in questo fuoco di sbarramento giuridico anti-Alinghi e in favore di San Francisco, è stato Bill Koch, l’armatore di America3 che vinse la coppa nel 1992 contro Il Moro di Venezia di Raul Gradini, e membro dell’America’s Cup Hall of Fame dal 1993. Gli avvocati di Koch usano sostanzialmente gli stessi argomenti di San Diego e New York, ma puntano più decisamente sugli aspetti finanziari dell’Amrerica’s Cup. Bill Koch in sostanza ritiene che, un evento “unilaterale”, con tutte le carte che giocano contro gli sfidanti finirà per diminuire l’interesse del pubblico, creando un circolo vizioso: senza pubblico non ci saranno più sponsorizzazioni, sarà più difficile allestire una seria campagna e alla fine, secondo Bill Koch: “Il più antico e prestigioso trofeo internazionale dello sport morirà.”

Immediata, peraltro, è arrivata una ulteriore risposta con due note di Team French Spirit e di Team Shosholoza, entrambe per ricusare gli argomenti americani, e difendere la Società nautique de Genere (Alinghi). Il clima si fa incandescente.

Il 10 febbraio è prevista l’ultima udienza della Corte sul caso. Quindi tra fine marzo e i primi di aprile 2009 gli osservatori si attendono la sentenza definitiva. Se sarà pro-Oracle, si andrà probabilmente a un match tra trimarani entro il 2009, per poi tornare alle regole tradizionali della Coppa; se sarà pro-Alinghi, via libera a Valencia 2010, con le regole del contestato Protocollo "CNEV".

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