11.09.08 (Qingdao 11.09.08)Dichiarazioni e commenti dei tecnici dello staff federale a pochi giorni dalla conclusione delle regate olimpiche. Tra gioia e rimpianti, i momenti e le chiavi tecniche dell'Olimpiade più dura
Gianfranco Busatti (Team Leader)
E’ stata un’Olimpiade perfetta sul piano organizzativo, la Cina ha fatto le cose in grande e senza risparmiarsi. La sistemazione logistica era ottima, e a Qingdao il Villaggio Olimpico era paragonabile a un hotel a 5 stelle, molto meglio che a Pechino. Gli atleti e i tecnici erano a pochi passi dalle barche e dagli scivoli, tutto era a portata di mano, funzionale e facile, i servizi efficienti, i trasporti puntuali. Unico piccolo neo, la rigidezza nell’applicare le regole da parte dei cinesi, a volte un po’ di flessibilità non avrebbe guastato. E il ristorante del Villaggio Olimpico a Qingdao, che offriva una cucina con poche varietà e tutte orientali.
La missione ha dovuto affrontare una difficile emergenza per la vicenda del nostro fisioterapista Claudio Di Maria, colpito da infarto. E’ stato opportuno filtrare la notizia agli atleti, specialmente nei primi giorni di notizie drammatiche, anche perché per i ragazzi il fisioterapista è spesso un amico, col quale confidarsi durante i trattamenti. Anche grazie alle autorità consolari abbiamo subito provveduto a far arrivare a Qingdao una sostituta, peraltro già nota perché collaboratrice dello stesso Di Maria. All’ospedale di Qingdao, sotto il controllo del nostro dottore Luca Ferraris, Claudio è stato trattato magnificamente e si è ripreso tornando in Italia in aereo con gli altri alla fine dei Giochi.
I tecnici sono stati tutti encomiabili, spesso hanno scarificato i rispettivi giorni di riposo delle loro classi, per impegnarsi sui campi delle altre classi, vista la carenza di pass che ha ridotto l’organico dello staff federale (per un problema di quote di accredito CONI). Da sottolineare che come scelto dall’Italia con Marco Mercuriali, anche altri team quest’anno avevano la figura dell’esperto di regolamenti.
Quanto al bilancio, non entro nei dettagli tecnici sui singoli equipaggi che non mi competono, ma credo che possiamo vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Due medaglie sono un successo: solo altre due volte l’Italia è tornata dalle Olimpiadi con 2 medaglie, ed emergere nello sport moderno è sempre più difficile, ci sono nuove nazioni emergenti, basti pensare alla Cina. Ci resta l’amaro in bocca perché sappiamo con certezza che poteva andare meglio: ma quello che conta è che abbiamo la coscienza a posto perché abbiamo fatto tutto il possibile. La Sensini ha vinto la sua Medal Race, sui Sibello sappiamo tutto, ci sono stati vari episodi nel Tornado che potevano cambiare corso alla regata, nel 470 avevamo due equipaggi da podio. E’ stata l’Olimpiade nella quale siamo andati più vicini al risultato storico, con una squadra obiettivamente forte. Molti degli atleti sono giovani e costituiscono una base sicura dalla quale ripartire già dal prossimo quadriennio.
Carlo Massone
E’ stata una Olimpiade difficile, come previsto, e quindi bisogna sapersi accontentare. Il risultato finale, con le due medaglie, è positivo anche se tutti sappiamo che poteva andare meglio, e che non ci mancavano gli equipaggi con i numeri per ambire al podio. Ma non tutte le ciliegie vanno sul gelato giusto… Abbiamo avuto episodi sfortunati come la vicenda di Pietro e Gianfranco Sibello, che meritavano senz’altro almeno la medaglia di bronzo; Alessandra Sensini è stata a un passo dalla medaglia d’oro, che avrebbe conquistato senza l’incidente della spagnola che ha favorito la cinese. Resta un po’ di amaro in bocca per qualcosa che sentivamo di meritare, ma come ho già detto bisogna sapersi accontentare. In finale con 7 equipaggi su 11, e tutti con buoni piazzamenti conclusivi, è un bilancio superiore anche alle previsioni. Anche se poi tutti i discorsi contano poco, quello che resta sono i risultati. Ci siamo presentati con un gruppo forte, molti equipaggi ai vertici delle ranking list internazionali, spesso ai primi 5 posti per tutto il quadriennio. I risultati ci sono stati nell’arco del quadriennio, e il complesso dell’Olimpiade rispecchia questi valori.
Ora aspettiamo il nuovo Consiglio, per il futuro bisognerà essere pronti a cambiare qualcosa, perché i tempi cambiano velocemente anche nella vela, e sarà necessario partire subito con il programma della preparazione verso Londra 2012.
Paolo Ghione
Per me era la prima Olimpiade, ed è stata eccezionale da tutti i punti di vista. Organizzazione splendida ed efficiente fin nei minimi dettagli. Sono stato alla cerimonia di apertura a Pechino, tutto molto bello e funzionale.
Per quanto riguarda la nostra spedizione resta il rammarico per quanto successo con i 49er, siamo tutti vicini ai Sibello e a Luca: hanno lavorato benissimo, ed erano arrivati a 200 metri dall’arrivo con l’oro al collo. Ho seguito la finale dal molo e sono passato dall’esaltazione al dramma per la scuffia, e a tutto il resto, la barca croata prestata ai danesi, un peccato davvero.
Forse dovremmo analizzare l’approccio finale all’Olimpiade di 3-4 equipaggi candidati al podio, arrivati al top e con materiali ottimi: tra i primissimi di ogni classe ai Giochi ci si gioca le medaglie su particolari minimi che fanno la differenza, e l’atteggiamento mentale ha un ruolo decisivo.
Vorrei parlare di Diego Romero, e non solo per la splendida medaglia. Con Lui si è creato un feeling speciale, l’ho portato sul campo due volte, e casualmente entrambi i giorni a fine regate si è trovato in cima alla graduatoria. Sono diventato uno dei suoi porta fortuna. Mi ha impressionato la sua ‘pace interiore’: alla terza olimpiade era più che consapevole della difficoltà e delle pressioni mentali che toccano ad un velista che vuole il podio olimpico. Lui però è riuscito a fare le cose semplici in un modo incredibilmente efficace, non sono un amante del Laser ma un giorno con poco vento vederlo navigare è stato uno spasso, con quella scotta e quello stick sembra un musicista alle prese con il suo violino, una ricognizione lunghissima precedeva le sue regate, cercava e trovava il feeling anche con brezze inesistenti, da qui il soprannome di Campeon.
Fabian Heidegger è giovane ma con una forte personalità. Ha scelto di affrontare l’Olimpiade cercando di smitizzarla e sdrammatizzarla, un approccio “take it easy”: vedeva la tensione sul volto degli avversari e ci scherzava su. Poi, in acqua, è stato risvegliato bruscamente: ha subito proteste, bomate, rotture. Si è trasformato in un pugile preso a pugni e ha finito per smarrirsi. Resto convinto che Fabian aveva tutto per entrare nella Medal Race. Le sue potenzialità fisiche e tecniche sono intatte, ora dovrà metabolizzare questa Olimpiade a due facce e riuscire a diventare anche più pratico, e sarà un campione.
Alessandra Sensini, “la Signora”, ha capito in tempo che stava rischiando di inseguire l’illusione dell’Olimpiade Perfetta, per vendicare l’ultima regata di Atene. Nella vela la perfezione non la costruisci a tavolino. Era partita contratta ed è finita anche nella trappola della giovane irriverente spagnola. E gestire una Olimpiade dopo una squalifica a metà campionato è durissimo: lei è stata grande a controllare, ad arrivare in fondo, grazie anche a Santo Vento che per un paio di giorni ci ha aiutato. La Medal Race è stata la sua regata, sentiva il calore della gente, ho capito dal modo in cui ha provato prima del via che stava fiutando qualcosa di grosso. Ha fatto il massimo. E sono contento che abbia accettato l’argento come un oro, perché quello è il suo valore.
Guglielmo Vatteroni
Per la vela italiana è stata un’Olimpiade più che positiva. Dopo Gran Bretagna e Francia, in termini di piazzamenti globali sulle 11 classi, ci siamo noi. E’ un bel dato dal quale ripartire da subito. E’ vero che alcune classi sono state leggermente sotto alle attese: 3 medaglie potevano arrivare, una era fatta e sappiamo come è andata, per altre ci voleva un pizzico di fortuna, ma il bilancio generale è ampiamente positivo.
Come è da considerare positivo il risultato di Giulia e Giovanna, un 5° posto che poteva essere un podio. Della sfortuna non ci si deve lamentare, ma quando le ragazze hanno provato a rischiare un po’ gli è andata male. L’approccio mentale e la volontà restano corretti: il risultato è giusto per la prestazione offerta, e un 5° ai Giochi è di prestigio, anche se è logico che ci dispiace non essere sul podio. Ma questa è l’ennesima dimostrazione che nella vela non è automatico essere sul podio, solo perché sei primo o secondo nella Ranking List…
Angelo Glisoni
Parliamo subito del Tornado. Con Francesco e Edoardo siamo arrivati ai Giochi con ambizioni precise, confidavamo nella possibilità di giocarsi una medaglia. I fatti in qualche modo hanno dimostrato che le nostre aspettative erano fondate, visto che siamo stati in zona medaglia fino all’ultima giornata. Il 7° posto finale non rispecchia del tutto i valori, perché è frutto della strategia adottata nella Medal Race. Prima della finale avevamo ancora una possibilità di medaglia, a condizione di vincere la Medal. Così i ragazzi dopo un buon 3° posto al primo giro, hanno continuato ad attaccare, non seguendo le altre barche, e finendo per perdere qualche posizione, Il ragionamento era: 4° o 10° in classifica non fa differenza, tentiamo il tutto per tutto. Quindi una moderata soddisfazione per il fatto che il progetto al quale abbiamo lavorato si è realizzato: certo abbiamo commesso degli errori, non abbiamo mai avuto la fortuna dalla nostra parte (e in un campo di regata come Qingdao, a mio parere al limite della regolarità per una Olimpiade, questo ha contato moltissimo), ci sono stati episodi che non ci hanno favorito, regate corse con salti di vento a 180° e altre annullate perché il vento è calato mentre eravamo primi. Resta il fatto che nel giorno di vento forte siamo stati secondi e nel giorno di vento leggerissimo stavamo vincendo, segno che la messa a punto della barca era perfetta, una conferma di aver lavorato bene.
Il nostro programma vele è stato tra i migliori di tutti i team: un lavoro rigoroso sulle vele fornite con interventi progressivi e prove, con la nostra macchina da cucire. Ma voglio sottolineare anche che si è trattato di un lavoro di squadra, a partire dal grande supporto federale, l’ausilio dello Yacht Club Italiano, la veleria North con Guido Cavalazzi, la psicologa Gladys Bounous, la meteorologa FIV Elena Cristofori. Il raduno in Sicilia con Hagara e Lange, che la FIV ci ha consentito di svolgere, è servito per un notevole salto di qualità su molti aspetti.
Per la squadra italiana a Qingdao, a parte l’incredibile vicenda dei Sibello, è stata l’edizione olimpica con il migliore risultato complessivo di team. Oltre alle due medaglie e a quelle sfiorate, ci sono le 7 Medal Race e i piazzamenti, e in questo senso Qingdao è anche meglio di Sydney 2000. E questo nonostante i Sibello e nonostante un campo di regata non all’altezza di una Olimpiade.
Mauro Testa
Abbiamo lavorato molto bene, Diego era nuovo per la classe Star e in 3 anni ha bruciato le tappe, fino ad essere 2° al mondiale e 3° all’europeo. Per me lui e Luigi Viale erano un equipaggio da podio olimpico.
L’unica cosa che non ha dato l’esito sperato è il cambio della barca deciso prima dei Giochi. Si è optato per uno scafo nuovo (soprattutto nel bulbo) preparato da Lillia per il vento molto leggero previsto a Qingdao. Dalle prove fatte la barca è stata prescelta per i Giochi, ma purtroppo nei giorni delle regate Star il vento leggero c’è stato solo in un paio di occasioni, per il resto abbiamo avuto sempre almeno 10 nodi, spesso 15 e addirittura 25 nella Medal Race. Inoltre Diego e Luigi hanno avuto un po’ di sfortuna nelle scelte di bordeggio: si sono spesso trovati dalla parte sbagliata nei salti di vento che hanno deciso le regate, compresa la Medal Race, nella quale erano quarti… Faccio comunque i complimenti al nostro equipaggio per il quadriennio e per la maturità raggiunta su una classe come la Star.
E’ stata una Olimpiade molto ben organizzata, sarà difficile in futuro vedere una organizzazione simile, tutto perfetto e molto bello da parte cinese. Un po’ meno soddisfacente il comportamento delle Giurie…ma questa è un’altra cosa.
Marco Mercuriali
Il bilancio della trasferta olimpica per l’Italia è positivo: sono arrivate due medaglie, entrambe con Medal Race decisive e di grande carattere. Alessandra Sensini è stata grande, ha dimostrato una potenza incredibile, da vera numero uno. Diego Romero ci ha creduto fin dall’inizio e ha compiuto il capolavoro nella Medal Race. Ad eccezione della Gran Bretagna, l’Italia torna da Qingdao con il migliore risultato di squadra, un risultato non facile: la distribuzione delle medaglie tra tanti paesi è la conseguenza di un campo di regata difficile, che ha messo in difficoltà tanti campioni e favoriti della vigilia.
Il caso Sibello, al quale come responsabile del Regolamento per il team ho partecipato in prima persona, è uno di quei casi più unici che rari. Ora, a parte il risultato, c’è un campanello d’allarme: come altre volte in passato, si dimostra una certa inadeguatezza e incompletezza delle regole, ci sono troppi casi la cui soluzione è lasciata alla discrezione delle Giurie. Ricordo che a Sydney nel 2000 la Giuria restò un paio di giorni a decidere su una protesta tra Rod Davis e Roy Heiner, per il passaggio di turno nella classe Soling. Alla fine, impossibilitati a decidere, i Giudici decisero per uno spareggio tra i due timonieri. Non si tratta di essere d’accordo o meno con le decisioni di una Giuria, il punto è che dovrebbero esserci regole certe, con previsioni definitive da applicare. Credo che chiunque al posto dei danesi prima della finale 49er avrebbe fatto qualcosa di analogo: la questione è tutti dovrebbero sapere “prima” cosa si puo’ e cosa non si puo’ fare, e a quali sanzioni certe si va incontro. Regole chiare, non soggette a discrezionalità. “Dopo” infatti è troppo tardi, mi metto anche nei panni del CAS: togliere una medaglia d’oro a un team non è cosa facile. Nello sport la discrezionalità va ridotta al minimo: lo sport è degli atleti e non dei Giudici.
Luca De Pedrini
Dopo quattro anni arrivare a una Olimpiade e a 200 metri dall’arrivo passare dalla medaglia d’oro a quella di legno a pari punti, lascia l’amaro in bocca. In Giuria si è voluto dare maggiore enfasi al gesto sportivo, peraltro eroico, dei danesi, e ha soprasseduto al rispetto di determinate regole. La cosa che forse non ha considerato è che per una medaglia assegnata ce n’è una negata. Ma il Comitato di Regata non avrebbe dovuto considerare sin dall’inizio in regata una barca croata, lasciando semmai ai danesi l’onere di presentare le proteste. In un normale campionato la vicenda non sarebbe stata possibile. Tanto di cappello a Jesper Bank che va considerato l’artefice del successo dei danesi, il suo è stato un vero e proprio show, nei due giorni in Giuria ha convinto tutti vincendo la protesta. Io spero che si sia agito nel senso di favorire il sano spirito olimpico, a coronamento di una Olimpiade perfetta. Perché non dimentichiamo che i danesi non hanno rubato niente.
Credo che la discussione, che è stata portata avanti nella Giuria da due personaggi estremamente competenti come lo spagnolo e il danese, si è svolta con la logica e col cuore, per una volta rompendo delle regole e creando un precedente forse grave (ma per noi questa è una magra soddisfazione) premiando una prestazione sportiva, limpida e sopra le righe. Io voglio pensare questo. Perché se dovessi pensare al resto, allora meglio lasciar perdere tutto.
Riguardando all’intero quadriennio, rendo merito ai ragazzi: onestamente noi ci aspettavamo di vincere una medaglia. I ragazzi hanno lavorato tanto, fatto grandi sacrifici e con loro le famiglie. E’ la legge dello sport: tre equipaggi salgono su un podio e finiscono sui libri di storia, un altro resta giù. Bisogna trovare la forza per ricominciare, non fermarsi mai.
Valentin Mankin
Compiere 70 anni e regalarsi un giorno in mare conquistando con Diego Romero la medaglia di bronzo è stato il massimo! Ringrazio tutti e gli atleti in particolare, è stata un’Olimpiade difficile ma torniamo con due medaglie e questo è importante come squadra. Peccato per i 470, non siamo andati lontano dal podio e per questo il dispiacere aumenta, perché bastava qualcosa in più per farcela. Nelle mie riflessioni, oltre alla conferma dell’equazione “più lavoro = più risultati”, anche l’osservazione che le medaglie sono venute da equipaggi che hanno lavorato tanto negli anni e che non sono mai cambiati, sin dai tempi in cui vincevano i mondiali 420. Comunque l’Olimpiade resta un grande momento di sport e di vita. La nostra squadra puo’ tornare a casa a testa alta.
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Pechino 2008