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news del 19.02.2019
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TULLIO PICCIOLINI E GIAMMARCO SARDI A BORDO DI OCEAN CAT TAGLIANO IL TRAGUARDO DI POINTE À PITRE IN 14 GIORNI, 3 ORE E 40 MINUTI

Alle spalle hanno più di 70 mila miglia nautiche in due, i protagonisti della traversata Dakar-Guadeloupe sono loro, gli azzurri Tullio Picciolini e Giammarco Sardi, che a bordo del loro Ocean Cat hanno tagliato il traguardo di Pointe à Pitre dopo 14 giorni, 3 ore e 40 minuti di navigazione.

Il record che Ocean Cat doveva battere consisteva nel percorrere le 2551 miglia nautiche da Dakar a Guadeloupe in meno di 11 giorni 1 ora 9 minuti e 30 secondi a bordo di un catamarano non abitabile di 6 metri. 
Il record purtroppo non è stato battuto e rimane saldamente nelle mani di Vittorio e Nico Malingri, ma l’impresa di Tullio e Giammarco verrà comunque ricordata negli annali della vela oceanica per la forza e la determinazione che i due velisti hanno impiegato per portare a termine la traversata. 

Durante la traversata - partita il 5 febbraio alle 10.50 UTC (ore 11.50 ora italiana) dall'isola di Gorée in Senegal - i due velisti si sono imbattuti in condizioni meteo proibitive con picchi di vento sui 40 nodi conditi da vari episodi di difficile gestione - le due scuffie, di cui una a 180^, le alghe impigliate nei timoni, la rottura di una deriva a causa dell’urto contro un oggetto galleggiante - a cui Tullio e Giammarco hanno fatto fronte in modo egregio grazie alla loro grande esperienza. 

Appena toccato terra, Giammarco Sardi, ha detto di essere demolito:

“L'instabilità meteo ci ha creato grosse difficoltà. Mi aspettavo un'impresa impegnativa, ma non tanto quanto l'abbiamo vissuta. Siamo partiti con il cambio di luna e vento debole, questo ci ha portato i primi giorni a navigare praticamente al buio. Dal quinto giorno ci siamo trovati ad affrontare condizioni mutevoli, con il mare che cambiava da parvenza di lago a onde di oltre 5 metri e vento che ha raggiunto i 40 nodi che ci ha reso davvero difficile navigare ad una velocità media di 12 nodi, necessaria per battere il record. La cosa che più ci ha sorpreso, già dal secondo giorno, sono state le allucinazioni: il rumore del mare e del vento sembravano il suono di una radio, una musica di sottofondo che ti accompagnava per tutto il giorno. Poi, le scuffie: la prima a 90 gradi, l'abbiamo gestita senza difficoltà. La seconda con un ribaltamento a 180 gradi è stata davvero impegnativa. Eravamo molto stanchi e un frangente ci ha preso e ci ha rigirato".

Anche per Tullio Picciolini è stata una traversata dura, ma è comunque soddisfatto di averla portata a termine: 

"E' stata un'esperienza tostissima, un'esperienza che ti mette alla prova sia da un punto di vista fisico che psicologico, anche per un record sfumato. In realtà, quando siamo arrivati a Guadeloupe e abbiamo festeggiato con gli amici che ci attendevano al traguardo, ci siamo resi conto che avevamo raggiunto il nostro obiettivo: quello di effettuare la traversata con un piccolo catamarano all'insegna della sicurezza in mare - che si pratica e si divulga tutti i giorni nei circoli velici e nelle piscine - e un messaggio ambientale importante che crediamo di essere riusciti a trasmettere. Durante questa traversata abbiamo toccato con mano  e compreso bene che con uno uno stile di vita più attento e rispettoso dell'ambiente, l’uomo può davvero fare qualcosa per la salvaguardia del pianeta. Penso al problema dei sargassi, queste distese di alghe che sempre più invadono l'oceano. Non se ne parla mai, ma sembra davvero che siano generate da enormi quantità di fertilizzanti riversate in mare".

Infine, alla domanda sulla pericolosità della regata Tullio Picciolini risponde così:

“No, non credo sia un'esperienza pericolosa se affrontata nello stesso modo in cui l'abbiamo affrontata noi, con un team a terra che ha gestito in maniera egregia i segnali GPS della strumentazione di bordo, interpretandoli assieme ai nostri messaggi SMS che periodicamente inviavamo per tranquillizzarli sul nostro stato di salute e sulla sicurezza della navigazione".