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news del 22.02.2010
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I NAVIGATORI SOLITARI ITALIANI DELLA CLASSE MINI 6.50 SI RACCONTANO AL BIG BLU 2010

Nella giornata di apertura del Big Blu, il salone della nautica e del mare in svolgimento alla Nuova Fiera di Roma, si è tenuto presso lo stand FIV-Allianz un interessante incontro con i navigatori solitari italiani che hanno partecipato alla regata transatlantica Charente Maritime-Bahia 2009<!--break-->, la famosa Mini Transat, ideata nel 1977 dall’inglese Bob Salmon e giunta ormai alla sua 17ª edizione
La regata si è disputata nello scorso autunno su un percorso di 4200 miglia diviso in due tappe: la prima dalla Charente-Maritime (Francia) a Funchall (Isola di Madeira), la seconda da Funchall a Bahia (Brasile)

L’incontro è stato aperto da Gian Luca Pantuso, Presidente della Classe, che ha sottolineato come questa edizione resterà nella storia della vela italiana come un evento fondamentale e quanto il movimento dei 'ministi', con oltre 85 associati e 35 barche, sia ormai una realtà ben consolidata nel nostro paese.
'E’ stata l’edizione che ha visto il maggior numero di italiani al via, ma soprattutto abbiamo raggiunto risultati di tutto rilievo. Giancarlo Pedote, con il quarto posto finale, ha colto il miglior risultato mai ottenuto da un italiano, Daniela Klein è stata la prima italiana a concludere questa difficilissima regata, Apolloni è stato in seconda posizione fino a poche miglia dall’arrivo, senza dimenticare gli ottimi piazzamenti di Luca del Zozzo dodicesimo, Luca Tosi diciottesimo, Andrea Caracci quindicesimo, Gianni Mura venticinquesimo. Ottenere questi risultati in una flotta di oltre 70 barche vuol dire essere nell’eccellenza della vela, essere al top. Tutti hanno affrontato questa regata con un approccio molto professionale - ha concluso Pantuso - sia da un punto di vista tecnico che atletico.'

Qui di seguito alcuni estratti delle emozioni e delle esperienze raccontate dalla viva voce dei navigatori italiani.

Giancarlo Pedote, primo degli atleti a intervenire, ha espresso grande soddisfazione per il risultato ottenuto sottolineando la difficoltà di questa regata. 'La mia è una barca estremamente dura, con pochissimo spazio all’interno, dove a malapena si riescie a sdraiarsi per riposare qualche ora. Si vive praticamente in pozzetto. E’ una regata che si corre a occhi bendati: infatti per regolamento si riceve un solo bollettino meteo al giorno, non si ha nessun collegamento con gli avversari dei quali non si conosce la posizione. Questo però è anche il fascino della Mini Transat perché lascia molto spazio al marinaio. Devi imparare a gestire il sonno, il cibo, la fatica, la barca, ad elaborare la meteo. Inoltre - ha continuato Giancarlo - è una regata che inizia molto prima del via, quando devi preparare la barca da solo, allenarti, metterla a punto, affrontare estenuanti trasferimenti in macchina trainandola sul carrello e soprattutto riuscire a qualificarti (1000 miglia da percorrere in regata e 1000 in allenamento).'

Di tuttaltro tenore il bilancio di Andrea Caracci alla sua terza esperienza transatlantica: 'Praticamente - ha detto Andrea – sul percorso di 4200 miglia, di vera regata ne ho fatte solo 300. Infatti, subito dopo la partenza ho avuto dei problemi ai timoni e ho concluso la prima tappa con 36 ore di ritardo dai primi. Ho puntato tutto su un prototipo innovativo, è nel mio carattere, ma queste sono barche estremamente complicate e dispendiose. Per metterle a punto ci vogliono tempo e risorse economiche adeguate.'

Molto soddisfatta e determinata Daniela Klein: 'Nel 2007 ho comprato la barca - ha raccontato Daniela - e da quel momento ho impegnato ogni giorno della mia vita per riuscire a partecipare alla regata. Devo dire che ho avuto più problemi a terra che in mare. Ho dovuto imparare tutto a cominciare dall’uso del sestante. Ho dovuto conciliare la preparazione della regata con il mio lavoro e per questo ringrazio i miei colleghi che mi hanno aiutata moltissimo compensando le mie assenze.
Ma alla fine, dopo tanti sacrifici, quando riesci a coronare il sogno – ha concluso Daniela - la soddisfazione è enorme: non so se mai nella vita proverò di nuovo una soddisfazione così grande.'

Entusiasta anche Gaetano Mura, che ha confessato di essere andato oltre le sue più rosee previsioni. 'Avevo una barca pesante e poco competitiva - ha dichiarato Gaetano - con tutti i problemi dei prototipi, ma senza i vantaggi. La Mini Transat per me è prima di tutto una grande esperienza umana, è una vera regata in solitario, dove sei completamente solo e non puoi comunicare con l’esterno. E’ un’esperienza che ti cambia. Prima della Transat esisteva un Gaetano Mura, oggi ne esiste un altro.'
Un altro particolarmente entusiasta della regata ma anche della Classe Mini 6.50 è Luca Dal Zozzo: 'Sono andato in barca a vela per quarant’anni – ha esordito Luca – e iniziavo a essere un po’ stufo. Invecchiando si diventa più scorbutici e non mi ritrovavo più nel mondo delle regate. Un giorno cercando una barca per fare la 500X2 mi sono imbattuto in un Mini 6.50. Subito ho pensato che in questa barca c’erano tutti valori che io avevo sempre attribuito alla vela. In primis la marineria, poi la sperimentazione che, anche se fatta su piccola scala ha poi aperto tante nuove strade, come l’introduzione delle chiglie basculanti, senza però mai dimenticare la sicurezza.

Rocambolesco il racconto della partecipazione di Simone Gesi: 'Il mio progetto è durato un anno. Purtroppo sono riuscito a qualificarmi solo quando le iscrizioni, che sono a numero chiuso, erano complete. Così sono stato messo in lista d’attesa. Ma otto giorni prima del via, quando ormai non ci speravo più, improvvisamente si è liberato un posto. E’ iniziato un vero calvario, ma come potevo rinunciare a questa opportunità che la vita mi offriva? Sono state lunghissime giornate di lavoro estenuante. Ogni giorno, terminata una cosa, ne scoprivo subito un’altra da fare. Inoltre, prima di partire, mi si è incendiato il pulmino con dentro il pilota automatico di scorta e senza che me ne accorgessi, la bussola giroscopica per regolare il timone automatico era danneggiata. Così dopo poche ore di regata sono rimasto senza pilota, ma ho scelto di continuare lo stesso perchè volevo festeggiare i miei 40 anni a Madeira, arrivo della prima tappa. Il secondo giorno stavo male fisicamente e in più stava per arrivare una depressione. Ho deciso di mettermi alla cappa e riposarmi. Poi, piano piano, mi sono ripreso, ho dato anche lo spi e non potrò mai dimenticare dopo dieci giorni di navigazione la gioia dell’arrivo notturno, con la barca dei miei amici che mi è venuta incontro in alto mare. Ho festeggiato i miei 40 anni a Madeira come avevo sognato, ma purtroppo nuovi problemi alla bussola mi hanno impedito di finire la regata.'