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Con una decisione che a dir poco va definita avventata, l'Event Committee dell'ISAF (ex IYRU) presieduto dallo spagnolo Fernando Bolin ha bocciato di strettissima misura la candidatura della "Star" alle prossime Olimpiadi di Sydney, privando così la vela olimpica dell'evento riservato ad una "barca a chiglia con equipaggio di due persone". La decisione, che ha visto uscire dai Giochi la "Regina delle Olimpiadi", è stata la conseguenza di un sistema di votazione veramente balordo che non ha tenuto in considerazione le differenti qualità tecniche delle barche chiamate a ricoprire i dieci "eventi" che il Comitato Olimpico Internazionale ha riservato alla vela. Infatti, non si è avuta una discussione tendente a valutare i pro e i contro delle classi che potevano essere scelte per ognuno dei dieci eventi, ma si è votato soltanto sulla esclusione di una delle classi che avevano partecipato alle Olimpiadi di Savan-nah. Per dar posto al nuovo Din-ghy di alta performance, l'acrobatico 49er che sospende al trapezio i due membri di equipaggio. Ne diversamente ha operato il Council il quale, invece di aprire una discussione critica sulle classi proposte dell'Event Committee, ha messo in votazione l'accettazione o meno dell'intero pacchetto raccomandato da questo Comitato. Su 35 votanti, ben 25 hanno detto "sì" alla raccomandazione e soltanto 10 sono stati quelli che attraverso il "no" hanno chiaramente lasciato intendere che la scelta dell'Event Committee non rispondeva a una valutazione tecnica delle classi in questione. Si è avuta la netta sensazione che la Star sia stata sacrificata sull'altare della politica che propende, oggi, verso le piccole federazioni nazionali (le affiliazioni alla Federazione Internazionale sono passate negli ultimi 10 anni da 60 a 116) le quali, seppure con attività ridotte soltanto alla tavola a vela e, forse, a qualche Laser, esprimono nelle Assemblee "un" voto. Hanno cioè, lo stesso peso con il quale si esprimono le tradizionali nazioni veliche che svolgono il 90% dell'attività velica mondiale. E così vediamo sparire per la seconda volta la Star dal panorama olimpico: accadde già nel 1976 quando a Kingston regatò il Tempest al posto della Star; ma allora la forza della classe Star, la sua diffusione nel mondo, l'elevato livello tecnico dello scafo e delle sue attrezzature, ne determinarono l'immediato rientro già alle Olimpiadi di Tallinn nel 1980. Non so oggi cosa potrà succedere con uno scenario velico così diverso e proteso verso il professionismo, gli sponsor, i media che richiedono ritorni e attività che permettano loro di penetrare nel mondo della vela. La Star Class certamente non si arrende e serra le file: dimostrerà con i suoi 7000 tesserati, le sue 179 Flotte raggruppate nel mondo in 21 Distretti, di essere ancora la classe meglio organizzata nello scenario velico, di avere una sua attività promozionale e di diffusione che non è esclusivamente fondata sull'essere o meno una classe olimpica. La Star vittima della politica Disegnata nel 1911 da Francis Sweisguth dello Studio dell'architetto navale William Gardner, la Star dimostrò subito grande coesione tra i suoi primi 22 armatori che costituirono il gruppo dell'Ame-rican Yacht Club Stars, iniziando così una attività internazionale che la portava in pochi anni ai vertici della vela mondiale. Non per nulla i migliori e più affinati timonieri del mondo, quelli di Coppa America invece che di Admiral's Cup, di Kenwood Cup e delle grandi regate di triangolo delle Level Classes, vengono dalla Star Class: basta ricordare Jock Sturzok, Bill Ficker, Gerald Driscoll, Dennis Conner, Colin Beashel, Paul Cayard, Pelle Petterson, Paul Elvström, Sune Carlsson, Lowell North, Walter von Hutschler, Bill Buchan, Tom Blackaller, Buddy Melges, Vince Brun, Torben Grael, Luis Doreste, ed il nostro Tino Straulino (tre volte campione del mondo) il quale, tuttora, è rimasto il mito della vela mondiale. Rimanendo nei confini della nostra Penisola, non dimentichiamo che accanto a Straulino annoveriamo altri tre timonieri che hanno vinto il campionato del mondo Star - ritenuto senza ombra di dubbio il titolo più ambito che possa essere conquistato nelle regate di triangolo - e mi riferisco a Dodo Gorla, a Roberto Benamati e ad Enrico Chieffi. E ancora: una medaglia d'oro, una d'argento e tre di bronzo, sono state assegnate alla vela italiana affermatasi alle Olimpiadi nella classe Star con Tino Straulino, Dodo Gorla e Franco Cavallo. Questi prestigiosi risultati hanno determinato una rilevante diffusione della Star in Italia e una specializzazione nel campo della cantieristica al punto tale che oggi due cantieri italiani, Lillia e Folli, entrambi ubicati sulle sponde del lago di Como, hanno monopolizzato il mercato mondiale coprendo quasi il 100% degli acquisti effettuati dagli staristi nel mondo. Questo enorme patrimonio nazionale sia di timonieri che di barche e di costruttori va tutelato e sono sicuro che la Federazione Italiana Vela non mancherà di focalizzare la sua attenzione sulle problematiche che scaturiscono dall'avventata scelta olimpica operata dall'ISAF. Questa scelta che è negativa anche perché, in pratica, priva della possibilità di passare a una classe olimpica a chiglia quegli atleti che, per ragioni di peso o di età, non possono più mirare alla partecipazione olimpica nelle barche più piccole o per il singolo. Questi problemi sono stati tutti accantonati a Brighton dal Council dell'ISAF, dove ha avuto il sopravvento una scelta decisamente politica, nonostante il vibrato intervento tecnico effettuato da alcuni delegati delle nazioni velicamente più impegnate. Voci isolate, intorno a un tavolo narcotizzato dagli accordi di corridoio. ( Carlo Rolandi - da: Sport Vela, febbraio, 1997, pp.12-23 ) |