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Il marchese Paolo Pallavicino

Nato da illustre famiglia genovese, Paolo Pallavicino (1865-1962) si avvicinò al mare verso i vent'anni, forse perché influenzato dalla passione marinara dei suoi cugini Spinola, ricchi di una plurisecolare tradizione di condottieri e di uomini di mare.

Ospite abituale, durante la bella stagione, della celebre villa degli Spinola a San Michele di Pagana, nel Golfo del Tigullio, fu forse là che Paolo Pallavicino incominciò ad interessarsi alle barche (una grande novità verso la fine del secolo), al termine dei suoi studi, compiuti dapprima nel principato di Monaco, e poi a Brixen, la Bressanone di allora, ancora sotto l'Austria. Volontario nell'esercito a 16 anni, laureato in legge a giovanissima età, Paolo Pallavicino fu ben presto attratto dal mare, al quale avrebbe poi dedicata tanta parte della sua vita, senza tuttavia negligere l'agricoltura, che fu, certamente, il suo secondo ed amatissimo, hobby, ed il suo lavoro fino al termine della sua lunga vita.

Ispirato forse dalla consorte Viola Spinola, Paolo Pallavicino fu proprietario di barche a vela dal 1896 fino al 1927: e dopo qualche anno di esperienze, cominciò a progettare le sue barche, alcune delle quali con notevole successo.

Ebbe, nei trent'anni che dedicò all'agonismo velico, ben otto barche: dalla deriva Hurrah, di 1,2 tonnellate, acquistata nel 1896, alla deriva Iolanda, di 1 tonnellata (1898), alla deriva Egle di 1,50 tonnellate (1899), alla deriva Endrik, di 2,50 tonnellate, acquistata nel 1901.

Nel 1906 passa alle barche più grandi, e già in piena atmosfera di classi internazionali, disegna personalmente e fa costruire a Varazze, dai Baglietto, il suo primo 6 metri, Albarina, nome ispirato da una zona residenziale di Genova, Albaro, ove sorgeva allora il suo magnifico palazzo, distrutto poi da un incendio a seguito di un bombardamento di Genova durante la seconda guerra mondiale.

Ad Albarina faceva poi seguire, nel 1913, un altro 6 metri S.I., Albarina II, sempre su suoi disegni e costruita ancora, come tutte le sue barche successive, da Baglietto.

Nel 1921, al termine della guerra disegnava, con la nuova formula ormai adottata internazionalmente, la Albarina III, sempre nella classe dei 6 metri.

Nel 1927, con disegno e costruzione Baglietto, Paolo Pallavicino passava agli otto metri, e varava quale defender della "Coppa d'Italia", il famoso Viria, (da Viola sua moglie, e Maria, sua nuora), che fu una delle prime barche della nuova classe internazionale: ma fu il suo canto del cigno in campo agonistico, anche se continuò per anni a disegnare barche.

Con le sue prime barche fu spesso protagonista di regate a Sturla, a Genova, a Voltri, a Varazze, nel Golfo del Tigullio, a La Spezia, a Napoli e a Montecarlo: e, successivamente, con le barche delle nuove classi internazionali lo troviamo frequentemente a Cannes, a Barcellona, a Cowes, nell'isola di Wight, allo Zuiderzee in Olanda.

Anche, e forse soprattutto, nel campo organizzativo e dirigenziale, Paolo Pallavicino fu, per molti anni, l'ispirato e tenace protagonista della vela italiana: socio del R.Y.C.I. dal 1898, fu tra i fondatori della Unione Nazionale della Marina da Diporto nel 1913, vicepresidente del R.Y.C.I. nel 1914, presidente del Comitato Tecnico della Reale Federazione della Vela nel 1932, e venne eletto socio benemerito del R.Y.C.I. nel 1936, quando lasciò la carica di vice presidente.

Eletto presidente dello Y.C.I. nel 1949, rimase in carica fino al 1958, quando decise che era giunto il momento di chiamare a succedergli elementi più giovani, cresciuti alla sua scuola. Eletto presidente della U.S.V.I. (che al termine della seconda guerra mondiale sostituì la Reale Federazione della Vela) nel 1946, Paolo Pallavicino venne successivamente riconfermato presidente, a più riprese, fino al 1957, quando decise, sono parole sue, che era arrivata l'ora di andare in "pensione".

Fu tra il 1925 e il 1928 che egli condusse a felice conclusione la sua più grande realizzazione: tenace e, come amava ripetere, "testardo", decise che Genova doveva avere un porticciolo nautico, e il R.Y.C.I. una nuova sede adeguata al grande posto che andava conquistandosi nel mondo velico.

E a tale progetto (che alle gerarchie di allora sembrava una follia faraonica) dedicò, interamente, tre anni della sua vita.

Tre anni di battaglie, di polemiche, di amarezze, che anticipavano, purtroppo, quanto si ripete, puntualmente, ai giorni nostri: ma tre anni che lo videro infine vittorioso, perché Paolo Pallavicino non si perse mai d'animo, riuscendo infine a convertire alle sue idee l'allora presidente del Consorzio del Porto, ammiraglio Cagni di Bu Melania, che fu senza dubbio un collaboratore ideale ed entusiasta.

E finalmente nel 1929, in una giornata memorabile, venivano inaugurati a Genova, dal principe Umberto di Savoia, il nuovo porticciolo duca degli Abruzzi e la nuova sede del R.Y.C.I. che, di colpo, ponevano Genova su un piano nautico di grande rilievo internazionale, e davano la possibilità di realizzare, a Genova, quelle regate invernali al Lido d'Albaro che resteranno memorabili nella storia del nostro yachting.

Il nuovo porticciolo e la nuova sede furono, senza dubbio, il capolavoro della vita sportiva di Paolo Pallavicino.

Purtroppo, le vicende dell'ultima guerra devastarono, per ben due volte, la bellissima sede, messa a disposizione della Marina Militare: ma Paolo Pallavicino ricominciò daccapo, e all'inizio del 1947 la sede era di nuovo ricostruita e rimodernata, con l'aiuto dei giovani collaboratori che Paolo Pallavicino chiamava, sempre più numerosi, attorno a sé, caricandoli col suo entusiasmo e con la sua determinazione.

( Beppe Croce, da: Yacht Club Italiano 1879 - 1979 )