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1948 - 1957

Beppe Croce alla Presidenza dell'USVI: la promozione della vela tra i giovani, i Corsi Olimpia e il passaggio dell'USVI a Federazione Italiana Vela

I Giochi Olimpici del 1960 e 1964

La vela d'Altura: le prime barche italiane nel Solent e lo sviluppo della regata internazionale One Ton Cup


I risultati delle Olimpiadi

I quadri della FIV
1958-1967

Beppe Croce alla Presidenza dell'USVI: la promozione della vela tra i giovani, i Corsi Olimpia e il passaggio dell'USVI a Federazione Italiana Vela

Nel 1957 Beppe Croce (foto n. 1) assumeva la presidenza del nuovo consiglio Direttivo dell'USVI per il quadriennio 1957-1960 - carica che ricoprirà anche nei successivi tre quadrienni (1961-1964, 1965-1968 , 1969-1972 ) - con il Marchese Pallavicino Presidente Onorario.

Obiettivo primario dell'USVI era la diffusione della vela tra giovani e a tal proposito istituì nel 1958 un gruppo di lavoro, poi Commissione Allievi, guidato dal Dottor Ettore Rastelli, che nel 1961 divenne Corsi Olimpia, una vera rivoluzione per la promozione e lo sviluppo della vela giovanile. Da ricordare, in particolare, tra i protagonisti di questa rivoluzione, il ligure Enrico Audizio (foto n. 2). Grazie all'azione della Commissione Allievi e dei Corsi Olimpia, fiorirono nuove scuole di vela sotto l'egida dell'USVI (foto n. 3) lungo tutta la penisola e il primo raduno tecnico nazionale per allievi esperti provenienti dai Corsi Olimpia (foto n. 4) , si svolse a Portonovo (Ancona) nel settembre del 1963. L'USVI utilizzava ancora le Classi Nazionali S ed U, ma cominciavano a diffondersi altre barche come il Cadet e il Flying Junior (foto n. 5) , classe quest'ultima, che avrà un grande successo e con cui gli equipaggi Enrico Isemburg - Sergio Pitto e Carlo Brunelli - Maria Angela Brunelli conquisteranno nel 1963, rispettivamente un argento e un bronzo al Campionato Mondiale di Classe organizzato a Sanremo.

Ancora nuove barche: il Vaurien (nel 1966 i fratelli Fabio e Fabrizio Gavazzi saranno Campioni Mondiali) e il 420, subito seguiti dallo Strale, un progetto del 1964 firmato dall'italiano Ettore Santarelli, e dal 470, attuale classe olimpica.

Nel 1958 nella sede londinese del Royal Thames Yacht Club, si svolgeva una riunione dell'IYRU in cui veniva approvato un regolamento di regata unico, da applicare in tutte le manifestazioni a livello internazionale. Da alcuni anni un Comitato stava studiando il modo migliore per arrivare all'adozione di un Regolamento unico sia per i paesi aderenti all'International Yacht Racing Union sia per quelli aderenti alla North American Yacht Racing Union. Il primo passo era stato già fatto nel 1957, applicando le nuove regole in occasione delle regate internazionali del Giubileo del Kongelig Norsk Seilforening a Hankö. Nel 1958 il Regolamento, dopo alcune modifiche, veniva approvato definitivamente ed entrava in vigore il 1° gennaio 1960. Furono le regate invernali della Settimana di Genova organizzate dallo Yacht Club Italiano, a tenerlo a battesimo.

Subito dopo la conclusione dei Giochi Olimpici di Tokio, il 20 novembre del 1964 l'Assemblea Annuale dell'IYRU elegge Beppe Croce alla vice Presidenza, un riconoscimento molto importante per tutto il movimento velico italiano che è sempre più influente a livello internazionale.

Il 5 dicembre 1964, l'Unione Società Veliche Italiane cambiava il nome in Federazione Italiana Vela .

Il 28 febbraio del 1965 era Roma ad ospitare l'Assemblea della FIV, che riconfermava Beppe Croce alla Presidenza per il quadriennio 1965-1968 .

Cinque le affermazioni di rilievo dei nostri velisti nel quadriennio 1965-1968: la medaglia di bronzo di Franco Cavallo e Camillo Gargano nelle Star e di Fabio Albarelli nei Finn all'Olimpiade di Acapulco; la vittoria di Agostino Straulino al campionato del Mondo dei 5.5 metri SI con Bruno Petronio e Massimo Minervini; il titolo Mondiale classe Vaurien conquistato dai fratelli Fabio e Fabrizio Gavazzi; i titoli Europeo classe Star di Carlo Rolandi e Alfonso Marino, e classe Tempest di Carlo Massone e Fabio Risso.

Nel settembre del 1965, dello la rivista Nautica promuoveva la prima regata "mista" per derive e catamarani, la "Uno per Classe", organizzata ad Anzio sull'esempio delle grandi regate inglesi (foto n. 6).
 
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I Giochi Olimpici del 1960 e 1964

La buona prestazione della squadra azzurra a Melbourne è un volano per il quadriennio successivo, che culminerà nei Giochi di Roma del 1960 (Napoli per le regate).

(disegno 1 Campi di regata dei Giochi della XVII Olimpiade nel golfo di Napoli: "azzurro", miglia 7,04, per i Finn; "giallo", miglia 10,8, per le Star e i Flying Dutchman e "rosso", miglia 10,8, per i Dragoni e i 5 metri SI. Legenda: 1 - Porticciolo di Posillipo (Flying Dutchman e Finn); 2 - Circolo Nautico Posillipo (Flying Dutchman); 3 - Sea Garden (Finn); 5 - Porticciolo di Mergellina (barche da crociera); 6 - Tennis Club Napoli (segreteria generale); 7 - Circolo della Stampa (ufficio stampa); 8 - Castel dell'Ovo (fiaccola olimpica); 9 - Club Nautico; 10 - Yacht Club Canottieri Savoia (Dragoni); 11 - Porticciolo di Santa Lucia (Dragoni); 12 - Circolo del Remo e della Vela "Italia" (Dragoni); 13 - Circolo Canottieri Napoli (5.5 metri SI e Star); 14 - Porticciolo del Molosiglio (5.5 metri SI e Star), 15 - Sport Velico della Marina Militare (sede della giuria).

Per l'occasione veniva messa in piedi un'organizzazione senza precedenti, operazione battezzata "Sole mio" e allo stesso tempo promossa una nuova regata, la Cannes-Ischia, organizzata dal neonato Comitato Altomare 1960.

Le selezioni per il posto nella squadra olimpica saranno durissime, con l'unica certezza di Agostino Straulino che in assenza dell'inseparabile Nicolò Rode, si presentava sul campo di regata di Napoli con il nuovo prodiere Carlo Rolandi. Una città, quella partenopea, che iniziò a sognare nel momento in cui la fiaccola olimpica arrivò a bordo della nave scuola della Marina Militare Amerigo Vespucci, e venne poi accesa sul bastione più alto di Castel dell'Ovo.

La squadra italiana aveva grandi aspettative, soprattutto con i timonieri Straulino, Capio e Sorrentino, ma purtroppo l'aria di casa non giovò agli equipaggi azzurri che incapparono in una serie di giornate storte e dovettero "accontentarsi" del bronzo nei Dragoni di Nino Cosentino, Antonio Ciciliano e Giulio De Stefano (foto n. 7). Straulino-Rolandi chiusero quarti nelle Star, Mario Capio - Tullio Pizzorno giunsero dodicesimi negli FD, Pietro Reggio - Marco Novaro - Franco Zucchi arrivarono undicesimi nei 5.5 e infine Bruno Trani finì quattordicesimo nel singolo Finn, classe in cui il solito Elvström conquistva il suo quarto e ultimo oro olimpico consecutivo, record a tutt'oggi imbattuto.

Tra i vincitori illustri di quella splendida edizione dei Giochi, oltre al fuoriclasse danese, troviamo il principe Costantino di Grecia (oro nei Dragoni), mentre una medaglia non prevista dal protocollo, veniva assegnata da tutti i team manager all'organizzazione italiana di questi Giochi, giudicata all'unanimità perfetta.

Nei successivi Giochi di Tokyo del 1964 , nonostante le selezioni equilibrate per la presenza di numerosi contendenti di livello, la squadra olimpica italiana non mantenne le aspettative della vigilia. Gli equipaggi selezionati per le Olimpiadi giapponesi, ottennero risultati poco soddisfacenti, escludendo il quarto posto di Straulino - Bruno Petronio - Massimo Minervini nei 5.5 M SI e il sesto di   Sergio Sorrentino - Annibale Pelaschier - Sergio Furlan nei Dragoni, gli unici ad aver navigato in zona medaglia. Mario Capio e Marco Sartori, dopo un avvio sprint, giunsero decimi nei Flying Dutchman, mentre Luigi Croce e Luigi Saidelli, con la Star Umberta V , chiusero al quindicesimo posto, pagando l'emozione della prima partecipazione olimpica.
 
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La vela d'Altura: le prime barche italiane nel Solent e lo sviluppo della regata internazionale One Ton Cup

1959, l'Italia nel Solent: il I Classe RORC Mait II di Italo Monzino partecipava, prima barca italiana, alla famosa regata del Fastnet, un avvenimento importante che suscitò molto interesse tra i nostri velisti e soprattutto tra i soci dello Yacht Club Italiano. Lo scafo progettato da Olin Stephens e costruito da Baglietto, si classificava settimo di classe e ventiquattresimo in assoluto. La seconda presenza italiana sarà di Corsaro II , nel 1963, seguita, dopo due anni nel '65, da quella del I Classe Al Na'ir III di Antonio Pierobon, che ottenne un ottimo nono in classifica generale (quarto di classe) in un'edizione con ben 146 barche sulla linea di partenza.

Quando nel 1964, uno dei più autorevoli soci del Cercle de la Voile de Paris (CVP), Jean Peytel delegato francese all'IYRU, convinse la direzione del suo club ad assegnare la vecchia e gloriosa One Ton Cup alle imbarcazioni d'altura, l'altomare cambiò radicalmente. L'articolo 1 del nuovo Regolamento recitava: "A partire dal 1965, la coppa sarà il premio per una regata internazionale di yachts stazzati secondo la formula del Royal Ocean Racing Club, con rating uguale o inferiore a 22 piedi, da disputarsi senza correzione del tempo...". Alla Coppa disputata su tre prove, portate successivamente a cinque, una regata d'altomare e due costiere, non vi potevano partecipare più di tre imbarcazioni per nazione e vinceva quella imbarcazione che aveva totalizzato il migliore punteggio. La prima One Ton Cup di nuova generazione veniva disputata nel 1965 a Le Havre e vi parteciparono quattordici imbarcazioni di otto paesi: barche già esistenti e modificate per rientrare nel rating di 22 piedi. Si affermava una barca danese, Diana III , seguita da una olandese, Hestia .

A partire dalla seconda edizione cominciavano a partecipare imbarcazioni progettate e costruite per la One Ton Cup, la stessa cosa succederà anche per le altre Level Class, in un continuo crescendo grazie all'interesse e alla partecipazione a quest'evento.

Alla seconda edizione della One Ton Cup a Copenaghen con ventiquattro concorrenti di nove nazioni, si affermava Tina , una evoluzione del primo progetto di Dick Carter. A Tina seguì Optimist , un Tina leggermente più grande che vinse la One Ton Cup per due volte consecutiva. Il successo del One Ton Cup fu tale che da allora, i più noti progettisti di imbarcazioni d'altura disegneranno barche per la One Ton Cup.

Nel 1967, a Le Havre la prima partecipazione italiana (nel 1953 eravamo stati presenti con il 6 metri SI Violetta II ) : Al Na' Ir IV di Toni Pierobon , un progetto di Olin Stephens derivato da Clarionet, che con una prova in meno, si classificava quattordicesima.
 
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Foto 1: Beppe Croce.
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Foto 2: Enrico Audizio, il vero animatore dei Corsi Olimpia.
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Foto 3: La prima edizione del Manuale dell'Allievo pubblicata dall'USVI nel 1962.
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Foto 4: Distintivo del Brevetto Olimpia rilasciato dall'USVI agli allievi che avevano superato gli esami alla fine dei corsi del 1960.
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Foto 5: Giovani allievi dello Yacht Club Italiano preparano alcuni Flying Junior.
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Foto 6: Uno per Classe di Anzio del '65, la prima deriva classificata, il 470.
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Foto 7: Il Dragone Venilia , medaglia di bronzo Giochi Olimpici di Roma..
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