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1928 - 1937

La Federazione Italiana della Vela e i rapporti con il Fascismo

I Giochi Olimpici del 1928, del 1932 e la medaglia d'oro alle Olimpiadi del 1936

La Star arriva in Italia

La nascita del Dinghy 12 piedi e dello Snipe


I risultati delle Olimpiadi

I quadri della FIV
1928-1937
La Federazione Italiana della Vela e i rapporti con il Fascismo

13 aprile 1927, il CONI investe il Regio Yacht Club Italiano della qualifica di Federazione Italiana della Vela con sede a Genova. Presidente Luigi Amedeo di Savoia Duca degli Abruzzi (foto n. 1) , Vice Presidente il marchese Paolo Pallavicino, Segretario il marchese Franco Spinola, Delegato presso l'IYRU il marchese Renzo de la Penne, Consiglieri Ettore Bocciardo e Antonio Gorziglia (Alto Tirreno), il marchese Marcantonio Bonelli de Beaumont di Napoli (Basso Tirreno), il capitano Augusto Hregligh di Venezia (Adriatico Occidentale) e Carlo Strenar di Trieste (Adriatico Orientale). Nel novembre del '27 si riuniva il primo Consiglio Federale: la Federazione Italiana della Vela, che nel 1933 assunse l'appellativo di "Reale", era ufficialmente nata (foto 2).

Come tutte le federazioni sportive, anche quella della vela dovette rapportasi al fascismo e come tutti gli sport, anche la vela, divenne attraverso il CONI, alla dipendenza del Partito: il Presidente del CONI, nominato dal Capo del Governo, designava al segretario del Partito fascista i nomi dei componenti del Direttorio, mentre i Presidenti delle Federazioni nominati dal Capo del Governo, designavano al Presidente del CONI, cui spettava la ratifica, la nomina dei loro collaboratori.

La Federazione restò poco a Genova e nel 1929 venne trasferita a Roma. Nel 1932 il Direttorio della Federazione era così composto: Presidente Luigi Amedeo di Savoia Duca degli Abruzzi, Vice Presidente barone Alberto Fassini Camossi, Segretario Don Mario Caracciolo di Melito, presidente del Comitato Tecnico Centrale (con sede a Genova) marchese Paolo Pallavicino, Comandanti di Zona Guido Giovannelli (Alto Tirreno), Filippo von Schloesser (Medio Tirreno), Guido Fiorentino (Basso Tirreno), marchese Filippo Notarbartolo di Montallegro (Sicilia), Pietro Del Buono (Basso Adriatico Occidentale), capitano Augusto Hregligh (Alto Adriatico Occidentale), Umberto Walter (Laghi) e Carlo Strena (Adriatico Orientale). Inoltre Delegato presso l'IYRU, un rappresentante della Marina e del Ministero delle Comunicazioni.  

Nel 1933, alla morte del Duca degli Abruzzi, successe alla Presidenza della FIV, il barone Alberto Fassini Camossi (foto n. 3). Nel 1936 il Comitato Tecnico Centrale venne trasferito a Roma e al marchese Paolo Pallavicino, dimissionario, succedeva il senatore Giuseppe della Gherardesca. Questi nello stesso anno assunse la carica di Vice Presidente della Federazione e alla Presidenza del Comitato Tecnico Centrale veniva nominato Pasquale De Conciliis.

Il rapporto della Federazione della Vela con il Fascismo non fu sempre semplice: quando nel 1935 la Federazione ufficializzò la fusione tra il Regio Yacht Club Italiano e il Reale Yacht Club Adriaco, e l'anno successivo ne seguirono l'esempio il Circolo della Vela di Palermo (Sezione Sicula), la Compagnia della Vela di Venezia (Gruppo San Marco), il Circolo della Vela di Napoli con la Sezione Partenopea del RYCI (Gruppo Partenopeo), si costituì un gruppo di potere con 1.519 soci e 149 imbarcazioni, assolutamente inviso al Partito che nel 1942 impose lo scioglimento del Reale Circolo Italiano della Vela, nome del RYCI dal 1940. Fu il Presidente della Federazione a risolvere la delicata questione, ricostituendo in tante società autonome i cinque gruppi che erano andati a formare il Reale Circolo Italiano della Vela. In conclusione, nonostante le imposizioni del Partito, la Federazione e i Circoli furono guidati in quegli anni da personalità capaci e competenti che riuscirono comunque a promuovere e diffondere lo sport della vela in Italia.
 
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I Giochi Olimpici del 1928, del 1932 e la medaglia d'oro alle Olimpiadi del 1936

Amsterdam 1928, stesse classi della precedente Olimpiade, 6 e 8 metri SI, ma con il Dinghy 12 piedi al posto del monotipo francese. Quarantuno i concorrenti di ventitrè nazioni e l'Italia presente in tutte le Classi con una squadra scelta con le migliori barche ed equipaggi disponibili. 8 metri: Bamba , progetto Francesco Giovanelli, cantiere Bagllietto, equipaggio Francesco Giovanelli timoniere, Edoardo Moscatelli, Guido Giovanelli, Carlo Alberto d'Albertis, Mario Buzzone, Marcantonio Bonelli de Beaumont. 6 metri: Twins II , progetto e costruzione Baglietto, equipaggio Giovanni Leone Reggio, timoniere, Max E. Oberti, Giuliano Oberti, Francesco Cameli, Giacomo Tarsis. Dinghy 12 Piedi: Tito Nordio. Bamba conclude le Olimpiadi quarta, Twins II non entra in finale e Tito Nordio ottiene un sesto posto finale su venti concorrenti.

Los Angeles, 1932 . Con i 6 e gli 8 metri SI, gli organizzatori inserivano tra le classi olimpiche la Star, una barca molto diffusa negli Stati Uniti, e lo Snowbird, una deriva di 3,66 metri, come monotipo olimpico per il singolo. A causa dell'onerosa trasferta, l'Italia è presente solo nel singolo con Silvio Treleani (Max E. Oberti riserva), che conclude le Olimpiadi all'ottavo posto.

Berlino - Kiel, 1936. L'8 metri SI Italia con Giovanni Leone Reggio al timone, vince e conquista la medaglia d'oro all'Olimpiade. (foto n. 4) Classi olimpiche in gara a Kiel: 6 e 8 metri SI, la Star e la Jole Olimpica (lunghezza massima 5,00 metri, larga 1,66 metri, randa 10,30 metri quadrati), monotipo per il singolo messo a disposizione dei concorrenti dagli organizzatori. L'Italia partecipava in tutte le classi (foto n. 5): 8 metri SI, Italia , progetto e costruzione Attilio Costaguta, equipaggio Giovanni Leone Reggio timoniere, Bruno Bianchi, Luigi De Manincor, Enrico Massimo Poggi, Luigi Mino Poggi; 6 metri SI, Esperia , progetto e costruzione Baglietto, equipaggio Max Oberti timoniere, Renato Cosentino, Giuliano Oberti, Giovanni Stampa e Giuseppe Volpi; Star, Pegaso, equipaggio Riccardo Sangri di Fondi timoniere, Federico De Luca; Jole Olimpica con Giuseppe Fago. Medaglia d'oro nella classe 8 metri SI, quinto posto finale per Esperia nella classe 6 metri SI, nona Pegaso nella classe Star.
 
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La Star arriva in Italia

Le prime Star per velisti italiani vennero costruite nel 1932 e nel 1933 la Star debutta ufficialmente nelle Regate di Genova. Da li in poi il successo fu incontrastato: nel 1934 alle flotte di Genova e Napoli, seguirono quelle di Trieste e di Palermo e con il diffondersi della classe, l'ISCRYA nel 1935 autorizzava la costituzione del XIV Distretto della Classe, Italia e Mediterraneo Orientale, approvata nello stesso anno dalla Reale Federazione Italiana della Vela.  

Le Star per volere del Capo del Governo, vennero inoltre acquistate dalla Marina Militare e assegnate agli ufficiali a bordo delle grandi unità naviganti e agli allievi dell'Accademia Navale di Livorno.

Nata nel 1911 da un progetto dell'americano Francis Sweisguth, la Star disputò il primo campionato italiano nel 1935 a Napoli. (foto 6)

 
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La nascita del Dinghy 12 piedi e dello Snipe

Il Club Nautico Ligure di Sturla tiene a battesimo due importanti derive internazionali, il Dinghy 12 piedi nel 1929 e lo Snipe nel 1934. Il Dinghy 12 piedi, pur non essendo più classe olimpica dal 1928, e lo Snipe, che non ha mai avuto lo status olimpico, sono a tutt'oggi derive piuttosoto diffuse e ancora molto attive.

Il Dinghy 12 piedi venne progettato nel 1913 da George Cockshott, un progettista inglese dilettante, che certo non immaginava il successo internazionale che avrebbe la sua barca. Lunga 3,66 metri con una randa di 9,29 metri quadrati, il Dinghy esordì nelle regate organizzate dal Club Nautico Ligure nel luglio del '29 e da li si diffuse in tutt'Italia, tanto da organizzare un campionato italiano nel 1931 con diciotto concorrenti. Alla "scuola" del Dinghy si sono formati timonieri come "Nino" Cosentino, Beppe Croce, "Mino" Della Casa, Gino Nadali, Adelchi Pelaschier, Guido Postiglione, Pierino Reggio e Silvio Treleani. Dal 1934 al 1940, il Dinghy 12 piedi fu una delle classi dei Littoriali della vela.

Lo Snipe venne "adottato" dal Club Nautico Ligure nel 1934. Nato dal progetto del direttore della rivista americana "The Rudder" William F. Crosby, nel 1931, questa deriva lunga 4,724 metri, larga 1,524 metri con una superficie velica di 9,29 metri quadrati, ebbe subito una rapida diffusione in patria e oltre oceano, grazie anche alla formula di costruzione del "fai date". Già nel 1936 esistevano quattro flotte (Genova, Napoli, Rimini e Livorno), e nel 1937 venne organizzato il primo campionato italiano. (foto 7)

 
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Foto 1: Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi, presidente della Federazione Italiana della Vela dal 1927 al 1933.
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Foto 2: stemma della Reale Federazione Italiana della Vela dal 1933.
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Foto 3: Il barone Alberto Fassini Camossi, presidente della Federazione del 1933 al 1944.
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Foto 4: L'8 Metri SI Italia, vincitore della medaglia d'oro a Kiel.
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Foto 5: La squadra italiana ai Giochi Olimpici del 1936 all'arrivo alla stazione di Kiel.
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Foto 6: La bandiera dell'International Star Class Yacht Association - ISCYRA.
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Foto 7: Snipe in regata a Sturla.
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